Adesso lavorare per la crescita

Ieri il Consiglio dei ministri avrebbe dovuto approvare il disegno di legge delega sulla riforma tributaria. Ma non lo ha fatto, forse perché troppo preso dalla riforma del lavoro. Per quel che si sa, l’unica novità di rilievo del disegno di legge tributario, che non è ancora del tutto definito, è che i proventi dell’evasione sarebbero utilizzati per la riduzione delle aliquote.
24 MAR 12
Ultimo aggiornamento: 01:40 | 12 AGO 20
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Ieri il Consiglio dei ministri avrebbe dovuto approvare il disegno di legge delega sulla riforma tributaria. Ma non lo ha fatto, forse perché troppo preso dalla riforma del lavoro. Per quel che si sa, l’unica novità di rilievo del disegno di legge tributario, che non è ancora del tutto definito, è che i proventi dell’evasione sarebbero utilizzati per la riduzione delle aliquote. E’ un primo passo, ma non ancora sufficiente, di fronte al fatto che, come emerge da uno studio diramato ieri dalla Confcommercio nel corso di un forum a Cernobbio sulle prospettive economiche dell’Italia, il nostro paese nel 2007 per la pressione fiscale era al settimo posto nella graduatoria europea con il 43 per cento, e nel 2012 è passato al 45,2 per cento. La Svezia, che aveva una pressione del 47,8 per cento, ora ne ha una simile all’Italia, avendola ridotta al 45,8.
Con l’aumento delle aliquote Iva previsto per l’autunno dal decreto “Salva Italia”, e con quelli dei contributi sociali sui contratti di lavoro a termine e altri ritocchi contributivi che verrebbero programmati per aumentare le indennità di licenziamento, la nostra pressione fiscale potrebbe arrivare nel 2013 al 46 per cento. E ciò ci assicurerebbe in Europa il secondo posto in questa poco invidiabile graduatoria, accanto alla Francia. Rimarrebbe sopra di noi, con un livello del 47,8, solo la Danimarca, che ci viene additata come esempio per la flexsecurity nel mercato del lavoro. Essa, in contropartita, ha i giacimenti di petrolio e gas del mare del Nord che le assicurano l’autonomia energetica e un surplus di prodotti agricoli e ittici assorbiti dalla contigua Germania.
La Francia conta su una robusta imposta sul valore aggiunto, che fornisce molto più gettito della nostra e che ha un margine di evasione del 40 per cento, e in campo industriale s’avvale dell’energia nucleare a basso costo. L’Italia ha un’economia di trasformazione che per competere e crescere ha bisogno di una pressione fiscale molto più bassa. Il ritorno al mercato libero non si attua soltanto con le salutari e necessarie liberalizzazioni e la riforma del lavoro all’insegna della modernità e della flessibilità. Esige anche una vigorosa e incisiva riforma fiscale con basse aliquote marginali su imprese e lavoratori da attuare tagliando le spese e la selva degli esoneri tributari.